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L’olio rappresenta, con il vino e i cereali, la triade delle materie prime alimentari più usate nei Paesi del Mediterraneo. La coltura della pianta dell’olivo risale al Neolitico e l’olio estratto dai suoi frutti è alla base dei grassi impiegati nella dieta di molti popoli dell’Europa del Sud, dell’Africa settentrionale e dell’Asia Minore. Tracce trovate nei siti archeologici della costa siro-palestinese provano che comunità agricole, intorno al 3500 a.C., coltivano questo tipo di olivo con frutto più grande ed è probabile che da tempo avessero iniziato a selezionarne sistematicamente le verità. Successivamente la pianta si propagò in Egitto,a Rodi,nell’Attica e a Creta. Furono probabilmente in seguito i Fenici a esportare nel resto del Mediterraneo la coltivazione dell’olivo, che tra l’VIII e il VII secolo a.C. è sempre più diffuso nel territorio di Cartagine,in Cirenaica e in Grecia. Qui, ai tempi di Solone, si coltivavano gia 15 diverse varietà, tutte tutelate da leggi che proteggevano il prezioso albero fino a vietarne il taglio se non per il servizio ai santuari oppure alla collettività, comunque con il limite di due all’anno. L’olio di oliva per la sua versatilità era usato come combustibile, detergente, lubrificante, cosmetico, cibo, merce di scambio.
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